NUOVO CODICE JUVE: Ecco le regole che dovranno seguire tutti i giocatori bianconeri Ecco il codice Juve. Domani, al rientro degli ultimi nazionali, sarà
consegnato a squadra, allenatore e staff. È il lodo Blanc-Secco, dal
nome dei dirigenti ispiratori, amministratore delegato e direttore
sportivo, ma come ogni decisione del nuovo corso post-Calciopoli
(mercato compreso) ha l'approvazione dei membri del Cda.
Si tratta di
una serie di regole da seguire per uscire dalla crisi. Perché non
bastano più le belle parole e i buoni propositi – è il pensiero di chi
comanda - ma ci vogliono i fatti. La trasferta di sabato a Napoli sarà
la cartina di tornasole per capire se qualcosa è cambiato. Il decreto è
già in vigore, nessun dubbio che ci fossero i requisiti di urgenza e
necessità. È arrivata anche la firma del padrone del vapore, John
Elkann: «Alla Juve siamo tutti uniti». Un ordine, più che un invito.
Scoperchiato
il vaso di Pandora dello spogliatoio dopo la sconfitta in casa col
Palermo, la società vi ha trovato dentro di tutto. Una situazione
insostenibile. Non preoccupa soltanto il rapporto tra i giocatori o una
parte di essi e Ranieri, in discussione c’è anche l’atteggiamento della
squadra nei confronti dei vertici, tra chi ha l'autorità e chi, da
dipendente, deve riconoscerla. Il primo passo è chiarire una volta per
tutte ruoli e responsabilità. C'è un allenatore che fa la formazione e
i giocatori devono accettarla. Caposaldo del decalogo. A quelli della
vecchia guardia, i campioni scesi in B pur di riportare in alto la
Juve, sarà chiesto di riprendere l'antico ruolo di trascinatori,
mettendosi al servizio dei giovani e dei nuovi. Per contro, alla new
generation (Giovinco & Co.) sarà ricordato che il loro percorso è
solo all'inizio. Questi i capisaldi del pensiero di Blanc e Secco. I
due, guarda caso mai così presenti al campo d'allenamento come
nell'ultima settimana, li hanno già anticipati a tecnico e capitano,
Ranieri e Del Piero.
Ma non è tutto. Saranno vietati gli sfoghi
con l'esterno, invitando i protagonisti a risolvere ogni questione
nello spogliatoio. A margine, dopo i tanti infortuni e le ricadute di
questo avvio di stagione, sarà ribadito che l'ultima parola compete
solo allo staff medico. Casi come quello di Buffon, che ha anticipato
il recupero («Mi ha tradito la generosità, non dovevo giocare col
Palermo, sono stato uno stupido»), non saranno più tollerati. Un giro
di vite in piena regola. Già in atto, peraltro, come dimostra il «no»
alla richiesta di Giovinco, desideroso di seguire l'Under 21 in Israele
nonostante la squalifica.
L'ultima questione riguarda i rapporti
personali. Su questo fronte, il lavoro della società si è esaurito con
l'invito a Ranieri e Del Piero a venirsi incontro. Assist raccolto, il
ghiaccio tra i due si sta sciogliendo senza il bisogno di un faccia a
faccia istituzionale: possono bastare anche pochi minuti di confronto
giorno dopo giorno, se c'è voglia di collaborare. Ieri a Vinovo era
presente anche il fratello e procuratore del capitano, Stefano, segno
che le cose stanno migliorando. Per il resto – è il pensiero della
società – non è obbligatorio andare d'accordo fuori dal campo. Non ci
saranno incontri, rendez-vous o cene imposte dall'alto, perché ritenute
perfino controproducenti. Ciò che conta – anzi è obbligatorio,
spiegheranno Blanc e Secco – è andare d'accordo sul lavoro: ciascuno
sarà messo di fronte alla propria responsabilità e dovrà dare il suo
contributo per tornare a essere squadra, mettendo da parte diversità di
vedute e conflitti.
(Fonte: La Stampa)
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