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JOSE' MOURINHO SHOW: "Ecco perche' sono diventato lo 'Special One'"


È un José Mourinho in tutte le sue salse quello che si è raccontato in una lunga intervista a 'TV7', settimanale di approfondimento del 'Tg1'. Il tecnico portoghese, sbarcato sulla panchina dell’Inter questa estate, ha parlato a 360 gradi della sua nuova esperienza che lo attende in nerazzurro, di quello che rappresenta il calcio per lui nella sua più totale essenza, dell’Italia e ovviamente anche del privato. Un Mourinho a tutto campo insomma, 'Special One' sempre e comunque in tutte le sue sfaccettature: “Il calcio è più che un gioco, da un punto di vista socio-culturale è il fenomeno più importante del mondo di oggi – ha esordito 'Mou' - Nella nostra cultura latina è molto più che un gioco, è molto più dei novanta minuti. Novanta minuti sono solo un periodo all'interno dei sette giorni della settimana nei quali si vive il calcio tutti i giorni. Il calcio per noi è vita. La mia filosofia? Un vero vincente non è mai stanco di vincere. La cosa importante per me è che un calciatore si adatti alla mia filosofia di gioco, un giocatore che possa arrivare perchè è adatto al ruolo che voglio che occupi. Questo è quello che è successo con Muntari: deve essere chiaro per tutti che Lampard era la nostra prima opzione, però sapevamo che la situazione era molto difficile, anzi quasi impossibile. Muntari aspettava che si risolvesse la situazione e quando abbiamo deciso che lo volevamo, sapevamo già che il ragazzo aveva il potenziale e le condizioni per fare bene con noi”. L’ex tecnico di Benfica, Porto e Chelsea, ha poi posto l'attenzione sugli obiettivi e delle prospettive, sicuramente da primato, dell’Inter in vista della prossima stagione e del suo primo impatto in una nuova nazione come l’Italia: “Ovviamente vogliamo vincere tutto – afferma con forza - Io e il presidente Moratti abbiamo una grande esperienza nel calcio, sappiamo che giocheremo contro squadre forti e importanti. In Serie A ci sono tre-quattro squadre di grande potenziale, in Champions League dieci-dodici con le stesse nostre ambizioni. Non è facile vincere. Io e il presidente però la pensiamo allo stesso modo: non vogliamo vincere solo oggi, vogliamo un club vincente nel tempo e lavoriamo insieme in questa direzione. Mi sento sempre con Marco Branca e Gabriele Oriali, abbiamo tutti grande esperienza e dobbiamo lavorare con tranquillità per il presente e il futuro. L’Italia? Sono cittadino del mondo e conosco il mondo. Ho giocato in Italia una semifinale di Coppa Uefa, non vi ho mai giocato la Champions League. Conosco bene l'Italia, anche a livello sociale. Non ho avuto sorprese e nessun problema di adattamento. Qui, poi – ha proseguito - c’è uno dei campionato più importanti e competitivi al mondo e con gli arrivi di giocatori come Ronaldinho, Riise e Muntari, potrà diventare ancora più bello e avvincente. Dobbiamo avere l'ambizione di fare qualcosa di bello come hanno fatto le squadre inglesi negli ultimi anni, piazzando tre squadre nelle semifinali di Champions League e due in finale. Il Milan deve vincere assolutamente la Uefa, non è una squadra per quella coppa e, se la gioca, deve conquistarla. Noi, la Juventus, la Roma e la Fiorentina, invece, dopo la fase a gironi, diventeremo nemici. Prima dobbiamo cercare di passare il turno tutte e quattro. Io 'Special One'? Non ho detto questo, è una storia montata dalla stampa inglese – spiega l’allenatore di Setubal - Ho vinto la Champions League il 24 maggio, sono arrivato in Inghilterra il 26 maggio, due giorni dopo. Nella conferenza stampa di presentazione mi hanno chiesto se pensavo di avere le qualità per allenare in un calcio come il loro. Ho risposto: 'L'altro giorno ho conquistato la Champions League, come faccio a non avere le qualità per lavorare in Inghilterra?'. Allora mi hanno chiesto se mi sentivo un tecnico speciale, ho risposto di sì perchè avevo vinto tante cose e perchè avevo appena vinto la coppa più importante con una squadra come il Porto. Dal giorno dopo ero lo 'Special One’. Non è un problema, ma io sono speciale solo a casa con mia moglie e i miei figli. Ho una famiglia fantastica – ha concluso Mourinho – siamo molto felici e sia mia moglie che i miei figli sono molto importanti nella mia vita. Mia moglie non ha potuto avere una carriera per starmi dietro ed è una persona che non ama la notorietà, ma le piace stare tranquilla. Per i miei figli quando ritorno a casa, che vinca o perda, è impossibile che sia una persona diversa”. Parole e musica dello 'Special One'…

(Fonte: Calciomercato.it)



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